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Storia

"Gambara... Storia, arte e spettacolo"

Il nome Gambara ricorda l'antica famiglia degli omonimi conti, che tanta importanza ebbero nella storia della provincia  bresciana e in parte anche in quella della letteratura nazionale, soprattutto per merito della poetessa Veronica. Cesare Cantù ricorda che Valchiria Gambara era un nome longobardo tradizionali: forse l'etimologia del toponimo va ricercata appunto in questo nome e non in quello dei conti, che probabilmente trassero il loro da quello del paese. Il territorio di GAMBARA fu intensamente abitato fin dall'epoca romana, come dimostrano numerosi ritrovamenti archeologici fra cui le iscrizioni oggi murate nella chiesa della Madonna della neve. Con ogni probabilità il più antico insediamento si ebbe nella frazione di Corvione. Nel X secolo queste terre appartenevano all'abbazia di Leno; nel 1154, con un diploma imperiale, il paese venne donato al vescovo di Brescia. Nel 1237 transitò di qui, con i suoi fanti e cavalieri, l'imperatore Federico II, diretto contro Cremona, per sostenere l'urto dei comuni lombardi; di lì a poco avrebbe vinto i suoi nemici a Cortenuova fra l'Oglio e il Serio.

In seguito il territorio, infeudato ai nobili Gambara, fu a più riprese teatro di combattimenti e di conquiste. Gli eventi ebbero una svolta drammatica nel 1516, al tempo della guerra fra veneti e francesi da una parte e Massimiliano d'Asburgo dall'altra; appunto a GAMBARA si ritirò con le sue truppe l'imperatore dopo un durissimo scontro, prima di riprendere la marcia verso l'Adda. Entrato a far parte dei possessi della Serenissima insieme a tutto il Bresciano, il paese assurse a una certa importanza, divenendo sede di vicariato minore. La Chiesa Parrocchiale di GAMBARA è dedicata ai S.S. Pietro e Paolo. Finita di costruire nel 1595, ha un'armoniosa facciata a due ordini, ornati da lesene; nel centro di quello inferiore si apre un portale coronato da un piccolo timpano, in quello superiore un finestrone finemente incorniciato. Ai lati della finestra e del portale si trovano due nicchie. All'interno sono conservati vari dipinti, fra cui due di particolare pregio: uno tardo-cinquecentesco, di Pietro da Marone, e uno di Antonio Paglia. Ultimamente gli importanti interventi di restauro agli affreschi, al pavimento ed agli impianti hanno ridato nuova luce e splendore agli interni della stessa. Prima che sorgesse la chiesa dei S.S. Pietro e Paolo, le funzioni di parrocchiale erano svolte dalla chiesa della Madonna della Neve. L'edificio, che risale al 1504, custodisce all'interno un prezioso dipinto del XV secolo, raffigurante la Madonna. Nel 1836 e nel 1855 si trasformò in lazzaretto durante le epidemie di colera e nel 1859 in ospedale militare. Durante la prima guerra mondiale divenne deposito di cereali; fu restaurato nel 1928 e ancora in seguito. Gli ultimi interventi di restauro e consolidamento sono stati effettuati ad opera di gruppi di volontari nell'anno 1995.  Settecentesca è invece la chiesa dei Disciplini, edificata sull'area di una costruzione precedente, nel 1587, poi demolita e ricostruita nel 1766, più ampia e a croce greca. In tempi recenti è stata ridotta prima a palestra e poi a magazzino. Ultimamente, grazie al lavoro volontario di alcuni sensibili ed artisticamente educati cittadini gambaresi, è stata trasformata in museo parrocchiale, al quale famiglie del luogo hanno donato interessanti opere a disposizione della popolazione tutta. Altri edifici di un certo valore architettonico sono la chiesa dei Suffragio, recentemente ristrutturata, del '700, e il Castello,  le cui origini risalgono al XIV-XV secolo.


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